TRANSIZIONE 5.0 crediti d’imposta fino al 45%

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TRANSIZIONE 5.0 crediti d’imposta fino al 45%

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Il 26 febbraio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legge Pnrr, dove è contenuto il piano Transizione 5.0 , che diventerà a tutti gli effetti operativo solo dopo l’emanazione di due decreti attuativi, di cui il primo definfira le linee guida e le procedure  per accedere al credito, mentre il secondo definirà i requisiti dei formatori cui le imprese si potranno rivolgere per le spese di formazione agevolabili.

Il ministero specifica che la dote disponibile, 6,3 miliardi di euro sarà utilizzata non soltanto per favorire gli investimenti in beni strumentali, ma anche per spese sostenute dalle imprese per la formazione dei lavoratori finalizzata all’acquisizione o al consolidamento di competenze nelle tecnologie per la transizione digitale ed energetica dei processi produttivi.

Le aziende potranno beneficiare di un credito d’imposta automatico, senza valutazioni preliminari e a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, dal settore di attività o dalla localizzazione. La condizione è che gli investimenti in beni materiali e immateriali realizzati comportino una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva pari almeno al 3%, che sale al 5% se calcolata sul processo interessato dall’investimento.

Il “bonus” non scatta per investimenti in tutta una serie di settori, a partire dalle attività direttamente connesse ai combustibili fossili. Sono esclusi anche gli investimenti in beni oggetto di concessione con regime a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, dell poste, delle tlc, della depurazione delle acque e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

I beni materiali ed immateriali agevolabili

Il programma, che utilizza fondi europei, punta a incentivare progetti di innovazione effettuati nel 2024 e 2025 che conseguono una riduzione dei consumi energetici. Sono agevolabili l’acquisto o il leasing di beni strumentali:

  • materiali quali macchine utensili, robot, magazzini automatizzati;
  • immateriali tra cui:
    • software, tecnologicamente avanzati e interconnessi ai sistemi di fabbrica indicati nella legge di bilancio 2017 che aveva definito il piano Industria 4.0, a condizione che siano usati in progetti di innovazione che riducano i consumi energetici della struttura produttiva di almeno il 3% (oppure in alternativa, i processi interessati dall’investimento almeno del 5%)
    • software o applicazioni per il monitoraggio dei consumi e dell’energia autoprodotta o che introducono meccanismi di efficienza energetica;
    • software per la gestione di impresa, se acquistati unitamente si software menzionati nel punto precedente.

L’energia rinnovabile e gli impianti fotovoltaici

Particolare attenzione è dedicata agli investimenti in impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo (ad esclusione delle biomasse), con un valore superiore a 40 Mila euro e che  rispettano i requisiti summenzionati per i progetti di innovazione.

I pannelli fotovoltaici, sono ammessi se inseriti nel registro Enea, quindi prodotti nella Ue e classificati secondo tre livelli di alta efficienza. In particolare, i moduli delle due classi con un’efficienza a livello di cella più alta godono di un superincentivo perché concorrono al calcolo del credito d’imposta, rispettivamente, per il 120 e 140 per cento ( potranno beneficiarne i prodotti realizzati in Italia, come quelli della gigafactory Enel di Catania).

Le spese di formazione

Sono ammesse, entro il 10% degli investimenti totali, le spese di formazione sulle tecnologie rilevanti per la transizione digitale ed energetica. Il limite fino a 300mila euro viene calcolato sia sui beni strumentali digitali sia su quelli per l’autoconsumo da energia rinnovabile comunque. Le aziende sono però tenute a ricorrere a formatori esterni.

Le percentuali di aiuto

L’intensità dell’aiuto cala all’aumentare dell’investimento, premiando quindi le piccole e medie aziende rispetto ai grandi gruppi. Il credito d’imposta:

  • arriverà al 45% nella terza classe di efficienza energetica, cioè quella che darà risultati migliori di risparmio (almeno il 10% per l’unità produttiva o 15% per il processo), per investimenti fino a 2,5 milioni
  • al 40% e al 35% nella seconda classe di risparmio (dal 6 a 10% per unità produttiva e 10-15% per il processo) e nella prima (rispettivamente dal 3 al 6% e dal 5 al 10%).
  • al 25% nella terza classe di efficienza energetica, del 20% nella seconda e del 15% nella prima classe per  investimenti compresi tra 2,5 e 10 milioni di  euro . I
  • al 15%, 10% e 5 per cento per la quota di investimenti tra 10 e 50 milioni

Per gli investimenti effettuati in leasing, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni. Infine, se il bene strumentale è utilizzato mediante soluzioni di cloud computing, sono agevolabili anche i costi per l’uso di questo servizio, limitatamente alle quote imputabili.

Il calcolo del risparmio energetico

Le specifiche sulle modalità di calcolo del risparmio energetico sono dettagliate nel decreto. Il raffronto sarà fatto sui consumi dell’anno precedente a quello di avvio degli investimenti, al netto di variazioni dei volumi produttivi e di fattori esterni condizionanti. Per le imprese di nuova costituzione, il calcolo sarà invece fatto rispetto ai consumi medi annui riferibili a uno «scenario controfattuale», che sarà definito con uno dei due decreti attuativi previsti.


La procedura di accesso

Le imprese dovranno inoltrare un’adeguata comunicazione al Mimit, impegnato a gestire sia le certificazioni sia a controllare l’andamento della misura  prima e dopo il completamento degli investimenti. Le imprese quini per accedere al contributo dovranno presentare una doppia certificazione di un valutatore indipendente:

  • una ex ante sulla riduzione dei consumi di energia conseguibili
  • una ex post sull’effettiva realizzazione degli investimenti.

Le spese per le certificazioni saranno riconosciute in aumento del credito d’imposta fino a 10mila euro per le Pmi. Perché il Mimit. Come già previsto per Industria 4.0, poi, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da un’ulteriore certificazione, stavolta rilasciata dal soggetto incaricato o abilitato alla revisione legale dei conti. Per le imprese non obbligate per legge alla revisione dei conti, le spese per questa certificazione possono incrementare il credito d’imposta fino a 5mila euro.

Modalità di fruizione

Il credito d’imposta sarà utilizzabile in compensazione, in un’unica rata, presentando il modello F24.

L’eccedenza non compensata entro il 31 dicembre 2025 sarà compensabile in 5 rate annuali di pari importo. L’ammontare utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dal Mimit e comunicato da quest’ultimo all’agenzia delle Entrate , unitamente all’elenco delle imprese ammesse.

Il credito d’imposta non potrà essere ceduto o trasferito neanche all’interno del consolidato fiscale.

Il credito d’imposta è ridotto in misura corrispondente se i beni agevolati sono:

  1. ceduti a terzi
  2. destinati a finalità estranee all’attività d’impresa;
  3. destinati a stabilimenti diversi da quelli che hanno dato diritto all’agevolazione
  4. non viene esercitata l’opzione per il riscatto nel caso di leasing.

Il piano 5.0 non sarà cumulabile con i crediti di imposta di Transizione 4.0, in relazione ai medesimi costi ammissibili.

I crediti d’imposta 5.0 non sono cumulabili con altre agevolazioni finanziate con fondi europei e con il credito d’imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno

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