INTERNAZIONALIZZARE UN’IMPRESA

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L’internazionalizzazione di un’impresa italiana, a prescindere dai suoi caratteri dimensionali, secondo la normativa europea, suscita l’interesse dei soggetti, alla cui guida l’impresa soggiace.
La crisi finanziaria in essere, le conseguenti differenze su cambi, intercorrenti tra le diverse valute, sono uno stimolo per l’imprenditore che vuole intraprendere la strada per internazionalizzare la sua azienda. Ma che vuol dire “internazionalizzare”?
“Internazionalizzare” non vuol dire “esportare” la propria produzione di beni e/o servizi fuori dai confini nazionali al fine di ricavarne un profitto; “internazionalizzare un’impresa” vuol dire pianificare, nei minimi dettagli un opificio produttivo della propria azienda nazionale in territorio estero.
Perché uso il termine “pianificare”?
Pianificare vuol dire fare un’indagine anzitutto a livello normativo nei seguenti settori:
–    fiscalità, aiuti di stato alle imprese, convenzioni tra l’Unione Europea (nel nostro caso) e il Paese verso il quale si intende impiantare l’opificio, nonché  convenzioni bilaterali tra l’Italia e detto Paese;
–    norme urbanistiche, contratti di lavoro, legislazione bancaria.
Inoltre, occorre fare un’indagine per valutare la convenienza a prendere in fitto un’immobile per la sede aziendale oppure acquistarne o costruirne uno.
Da quanto precede, risulta chiaro che “internazionalizzare” un’impresa è una operazione abbastanza complessa ed articolata.
Da non trascurare è la fase preliminare inerente  le indagini sulla normativa del Paese estero e  le convenzioni tra Stati che, a prescindere dalla loro complessità,  risultano essere abbastanza onerose per l’azienda che intraprende la via della Internazionalizzazione, in tal senso si pensi alle guide Paese formulate dall’Istituto del Commercio Estero,  Informest ecc.; tutti  documenti contenenti informazioni essenziali per poter decidere se conviene o meno internazionalizzare la propria azienda.
Lo scenario appena descritto, seppur complesso, non deve spaventare, poiché la legislazione italiana, con la l. 133/2008, interviene, a sostegno  ed incentivo di  tali iniziative, stabilendo i requisiti e le modalità per usufruire dell’agevolazione che  permette di internazionalizzare la propria azienda.
Nello specifico, la norma summenzionata prevede un finanziamento a tasso agevolato delle spese sostenute nella realizzazione di programmi, con caratteristiche di investimento, volti a costituire insediamenti produttivi durevoli in Paesi non membri dell’Unione Europea.
I soggetti beneficiari di tale normativa sono le imprese con sede legale in Italia e  l’agevolazione consiste in un finanziamento a tasso agevolato, pari al 15% del tasso di riferimento vigente alla data della delibera di concessione del Comitato Agevolazioni.
Il citato tasso di interesse non può essere, in ogni caso, inferiore allo 0,50% annuo.
Si ritiene necessario sottolineare che le spese ammissibili al finanziamento sono quelle sostenute a partire dalla data di presentazione dell’istanza agevolativa sino a ventiquattro mesi dopo la stipula del contratto di finanziamento.
Nelle spese ammissibili rientrano tutte le spese di struttura, le spese per azioni promozionali, nonché le spese per interventi vari.
Ulteriore aspetto da sottolineare, di sicuro interesse motivazionale, è l’importo massimo attualmente finanziabile, pari a € 3.371.760,00, che lascia ampio spazio di intervento agli imprenditori più ambiziosi.
Dott. Salvatore Carmelo De Trane

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