Al Sud torna il prestito d’onore

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NAPOLI – «Stiamo pensando a come sostenere i giovani. Questo governo vuole rifinanziare strumenti agevolativi, pensiamo che già nelle prossime settimane potremmo rifinanziare leggi come quella del prestito d’onore, magari con qualche aggiustamento». L’annuncio del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca arriva in un incontro a porte chiuse all’Unione degli industriali di Napoli mercoledì scorso. Il ministro, «venuto per ascoltare» ha anche spiegato parte della sua agenda per la fase due del governo. «Siamo qui per poco, ma vogliamo lasciare il segno», ha approcciato. «Ore che siamo in una fase di uscita dall’orlo del baratro, ma sempre in posizione scivolosa, possiamo giocare partite fondamentali per il rilancio del Paese. Partendo dal Sud: o cresce tutto il Paese o falliamo tutti. Qui c’è tanta vitalità imprenditoriale».

Due le direttrici su cui Barca intende articolare l’azione del suo dicastero. Innanzitutto la deprogrammazione delle risorse comunitarie nazionali e anche regionali «che non hanno manifestato un adeguato tiraggio. So che, soprattutto alcune Regioni storceranno il naso. Ma tra aprile e luglio libereremo risorse per così dire incagliate pur se la riprogrammazione le lascerà sulle aree di riferimento». Dunque nessuno scippo modello fondi Fas, ma una nuova destinazione che «dovrà emergere dalla domanda del territorio che sarà definita a tavoli di partenariato pubblico-privato».
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Cinque i filoni su cui le risorse saranno indirizzate. Il primo filone, ha spiegato Fabrizio Barca è rappresentato dal finanziamento per progetti e programmi per migliorare i servizi dei contesti territoriali la cui scarsa competitività, fino ad oggi, ha condizionato opportunità imprenditoriali. In pratica interventi su scala urbana e territoriale: un caso su tutti il modello di riqualificazione della periferia orientale di Napoli.

Il secondo filone è quello dei giovani: l’obiettivo è di analizzare rapidamente le leggi di incentivazione imprenditoriale che hanno dato in passato i migliori risultati e rilanciarle: «Penso proprio al prestito d’onore, per esempio», ha detto Barca. Molta attenzione in questa riprogrammazione di risorse, sarà posta a «progetti di produzione di servizi da parte di gruppi di imprese o realtà no profit, come può essere lo smaltimento di rifiuti collettivo o il finanziamento di istuituti tecnici», e alla «produzione di interesse pubblico come la costruzione di autobus e ferrovie di nuova generazione con nuove modalità di committenza pubblica».

Infine, il quinto filone, ha spiegato il ministro agli industriali di Napoli, sarà per l’analisi e la chiusura delle «code dei vecchi strumenti agevolativi quali i contratti di programma e Industria 2015. Vedremo cosa è ancora valido e cosa è superato e ne trarremo le dovute conseguenze».

La seconda direttrice della fase due dell’agenda del ministro Barca, anche questa da «attuare in 60-90 giorni» è stata ribattezzata “Open date” e punta a rendere monitorabile e trasparente il percorso e l’assegnazione degli stanziamenti governativi: «Tutti i documenti, come per esempio del delibere del Cipe, saranno messe online in tempo reale». E sarà aggiornato il percorso degli stanziamenti: «Questo consentirà ai cittadini e alle imprese di comprendere precisamente dove i fondi che stiamo sbloccando, si intoppano e perché. Se sono le Regioni, le Province, gli enti in generale a non saperli spendere o il Governo a fare solo annunci».

Infine, sulle agevolazioni automatiche il ministro è stato netto: «Vi dico che la strada del credito d’imposta non è aperta. Bruxelles è stata troppe volte chiara, ha consentito solo iniezioni di credito all’occupazione per evitare licenziamenti dolorosi. Ma la strada è chiusa. Non ne parliamo più, sarebbe irragionevole. E non parliamo più di fiscalità di vantaggi.

di Francesco Benucci
Fonte Il Sole 24 Ore

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