Trattamento fiscale del bed and breakfast

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Con la denominazione “Bed and Breakfast”, la cui traduzione letterale significa “letto e colazione”, si identifica l’attività, di origine indubbiamente anglosassone, consistente nell’offrire ospitalità a pagamento presso la propria abitazione.
Superando in questa sede gli adempimenti amministrativi, ben elencati nell’articolo 4 delle legge Legge Regionale n. 17  del 24 luglio 2001, appare interessante approfondire ciò che scaturisce a livello fiscale

Con la denominazione “Bed and Breakfast”, la cui traduzione letterale significa “letto e colazione”, si identifica l’attività, di origine indubbiamente anglosassone, consistente nell’offrire ospitalità a pagamento presso la propria abitazione.
Superando in questa sede gli adempimenti amministrativi, ben elencati nell’articolo 4 delle legge Legge Regionale n. 17  del 24 luglio 2001, appare interessante approfondire ciò che scaturisce a livello fiscale.
Caratteristica peculiare nell’esercizio di questo servizio è, senza dubbio, la carenza di professionalità come, talaltro, l’assenza di sfruttamento dell’immobile per fini commerciali. L’immobile, infatti, resta destinato alle esigenze abitative di coloro che offrono ospitalità e quanto ad essa connesso come, ad esempio, servizi di pulizia delle stanze e prima colazione, senza alcun tipo di manipolazione, che vengono forniti in assenza di autorizzazioni sanitarie e senza l’impiego di particolari strumentazioni tecniche, ma avvalendosi della normale organizzazione familiare.
Al di là del disposto normativo, i termini dettagliati e precisi dell’esercizio dell’attività si rendono necessari per un suo inquadramento dal punto di vista fiscale.
L’insieme delle caratteristiche delineate evidenzia la carenza di professionalità nell’esercizio del servizio di fornitura di “alloggio e prima colazione”, ricavabile dallo spirito stesso della legge che posiziona l’attività in questione al limite tra l’ospitalità volontaria e l’ospitalità imprenditoriale.
Per quanto suddetto, quindi, e come precisato dalla Risoluzione Ministeriale del 14/12/1998 n. 180/E in relazione alla disciplina IVA, il presupposto soggettivo di imponibilità al tributo, ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 633/72, sussiste qualora le prestazioni di servizi siano non occasionali e cioè rientranti in un’attività esercitata per professione abituale.
Visto il carattere saltuario dell’attività di fornitura di “alloggio e prima colazione”, che si identifica sostanzialmente con quello dell’occasionalità, ne consente in via generale l’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA.
Ovviamente, tale attività, anche se esercitata periodicamente, non deve essere svolta in maniera sistematica, con carattere di stabilità, evidenziando una opportuna organizzazione di mezzi che è indice della professionalità dell’esercizio dell’attività stessa.
L’operatore di B&B “saltuario” e non “professionale” sarà, dunque, un semplice privato che, operando senza ricorrere alla partita IVA, è esonerato da tutta una serie di altri adempimenti prettamente legati alla natura imprenditoriale dell’attività quali la tenuta delle contabilità IVA, la contribuzione INPS, l’iscrizione alla Camera di Commercio e l’eventuale iscrizione all’INAIL.
Per quanto riguarda il trattamento da riservare ai proventi conseguiti nell’esercizio dell’attività ai fini delle imposte dirette, non trattandosi di redditi conseguiti nell’esercizio di un’impresa, i proventi devono sicuramente essere inquadrati tra i “redditi diversi” di cui all’articolo 81 del D.P.R. n. 917/86 (ora articolo 67).
Sorge, tuttavia, il problema di individuarne, nell’ambito di tale articolo, l’esatta collocazione.
Potrebbero, in effetti, essere considerati come redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente, ai sensi della lettera i), o come redditi derivanti dalla sublocazione di beni immobili di cui alla lettera h).
In entrambi i casi vanno dichiarati dal percettore riportandoli nel quadro RL del modello UNICO o nel quadro D del modello 730.
L’articolo 85, comma 2 del D.P.R. 917/86 (ora articolo 71) stabilisce che, i predetti redditi, sono determinati come differenza tra l’ammontare percepito nel periodo d’imposta e le spese specificamente inerenti alla loro produzione, opportunamente documentate.
Tale documentazione deve essere conservata per almeno sei anni ed essere esibita all’Amministrazione finanziaria in caso di controllo del reddito dichiarato.
È opportuno aggiungere che, al fine di documentare la riscossione delle somme, il titolare dell’immobile che esercita l’attività di B&B, non in possesso di partita IVA, deve rilasciare una ricevuta di quietanza (non fiscale) in duplice esemplare di cui dovrà trattenere una copia, sulla quale riportare la numerazione progressiva, la data di emissione, il numero di giorni di permanenza, il corrispettivo incassato.

                                    Avv. Maria Leo
                                      Tributarista in Lecce

Dal punto di vista normativo non vi sono a livello nazionale provvedimenti riguardanti espressamente la formula B&B.
Numerose sono, invece, le leggi regionali che, in maniera articolata, disciplinano un fenomeno che è esploso e tende sempre più ad espandersi.
In Puglia la suddetta materia è regolata dalla Legge Regionale del 24 luglio 2001, n. 17 che, dopo aver stabilito nel suo primo articolo la finalità della stessa legge, stabilisce con l’articolo 2 che: “costituisce attività ricettiva di Bed and Breakfast l’offerta del servizio di alloggio e prima colazione da chi, nella casa in cui abita, destina non più di sei camere con un massimo di dieci posti letto, con carattere saltuario o per periodi stagionali ricorrenti”.

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