Torna il prestito d’onore per i nuovi imprenditori

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Prestito d’Onore – Lavoro Autonomo

Agevolazioni: Ha creato lavoro ma si è fermato per la burocrazia e le scarse risorse.
In oltre nove anni erogati per quasi 800 milioni di euro.
Anche il prestito d’onore – lavoro autonomo può essere una strada da percorrere per moltiplicare il numero delle nuove attività d’impresa?
25/01/2007

Nel momento in cui la stabilità dell’occupazione con le tutele che la accompagnano non sono più garantite come una volta, l’accompagnamento all’imprenditorialità o all’autoimpiego rientra tra le soluzioni di cui si discute. Aiutare i giovani a mettersi in proprio vuol dire farne i catalizzatori di occupazione, quindi di sviluppo. Spostare l’angolo visuale sugli strumenti e le risorse da mobilitare nella prospettiva del nuovo Welfare. E coinvolgere nel movimento nato con la legge 44/86 per i giovani del Sud anche gli over 50.
Oggi, la formula del piccolo prestito concesso a fondo perduto per realizzare progetti di sostegno personale o piccole attività a soggetti che non avrebbero facile accesso ai finanziamenti bancari, si fa rientrare in quel filone del microcredito che opera con efficacia nei Paesi in via di sviluppo ma anche nelle aree disagiate dell’Occidente prospero. Secondo il “2° Rapporto sul microcredito in Italia” di prossima uscita a cura di Borgomeno&co (edito da Rubettino), nel 2005 si contavano 85 di questi progetti, di cui 60 operativi, rispetto a 59 del 2004, finanziati per la maggior parte da soggetti non bancari.
Tra le iniziative, il 26,1 % sono destinate esclusivamente ad avviare o sostenere attività economiche. Fra i 1.313 prestiti erogati per un volume di oltre 138 milioni di euro, quelli inseriti in programmi destinati alle attività economiche riguardano il 13,9 % ed il 17,4 % del volume. Il 61,4 % dei prestiti ( e il 47,8 % del valore) ha una dimensione massima sotto i diecimila euro. A questo movimento dinamico – ma piccolo come valore – si affianca la dimensione ben più rilevante del “Prestito d’onore” introdotto dalla legge 608/96, che oggi rientra nelle misure sul “Lavoro autonomo” previste da una delle tre tipologie di intervento del Titolo II del Decreto 185/2000, gestito da Sviluppo Italia (le altre sono microimprese e franchising). Con un finanziamento massimo di 25.823 euro, le agevolazioni al lavoro  autonomo sono destinate a disoccupati o persone in cerca di prima occupazione residenti nel Sud e in oltre 3.900 Comuni del Centro Nord. A differenza di altri strumenti gestiti da Regioni e Comuni, vi si accede senza limiti di età. A oggi, gli over 45 coinvolti sono il 4,7 % del totale secondo i dati di Sviluppo Italia, che riguardano però tutte e tre le misure di Autoimpiego fino al 2006.
Il prestito d’onore rappresenta la più grande operazione di microcredito realizzata in Europa, valuta il Rapporto, con 228mila domande presentate in poco più di nove anni, proposte per la maggior parte da disoccupati residenti nel Sud e in oltre il 40 % dei casi da donne. Sono stati erogati prestiti (nella forma tecnica di mutui9 per oltre 744 milioni di euro, con un tasso di restituzione superiore all’80 %. Il Rapporto rileva come a partire dal 2001 si ci sia stata una costante  discesa del numero di domande presentate per anno. Nel 2005 sono poco più di diecimila, un ordine di grandezza che la legge 608 registrò nel biennio 1998-1999 e fu seguito da una crescita fino a 61mila candidature nel 2001. L’attenuazione della domanda va attribuito, si legge nel rapporto, più alle nuove procedure adottate-domande per via telematica, ridisegno delle attività di assistenza tecnica e gestionale, sostituzione della formazione in aula con un colloquio- che a un calo di interesse da parte dei beneficiari potenziali. Il prestito d’onore ha avuto una battuta d’arresto ma poi ha ripreso con regolarità dopo il 2003, confermano le conclusioni del nuovo rapporto “Microcredito per la conoscenza”, che verrà presentato alla fine di febbraio dall’Ucid, Unione cristiana imprenditori e dirigenti. Secondo i due curatori Giovanni Scannagatta e Teodosio Perone lo strumento è stato efficace “non solo per l’autoimpiego, ma anche per l’emersione del lavoro in nero. Il meccanismo del prestito d’onore è entrato in crisi per la mancanza di fondi. Le risorse economiche utilizzate nel 2001 e nei primi mesi del 2002 erano relative agli stanziamenti previsti per l’intero triennio 2002-2004”. Ma a mantenere il freno alla corsa del prestito d’onore sono state altre considerazioni, commenta Scannagatta. “ Il prestito d’onore è stato ritenuto dal Governo in carica inadeguato rispetto allo sviluppo economico-imprenditoriale del Paese e considerato come un fondo assistenziale. In effetti questo giudizio è avvalorato dalle alterne vicende che lo hanno caratterizzato, dai ritardi nell’esame delle pratiche a quelli nell’erogazione, poi sanati, oltre a un pregiudizio ideologico legato al concetto di produzione industriale”. Un parere negativo non condivisibile in toto, conclude il segretario dell’Ucid, che però mette uno spartiacque tra creazione d’impresa e autoimpiego: “La natura stessa dell’incentivo lo pone fuori dal concetto di impresa ascrivendolo all’autoimpiego, il cui capitale è il sapere individuale trasformato in mestiere”.

fonte il sole24ore

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