Il panorama dei finanziamenti ad oggi in Puglia

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A pochi giorni dall’avvio dei nuovi bandi regionali cerchiamo di fare il punto della situazione ad oggi.

Dopo una lunga attesa che ha alimentato molte aspettative tra gli operatori economici pugliesi, si riscontra da una lato, una vivace curiosità per le proposte di finanza agevolata e  dall’altro, non poca delusione tra coloro che attendevano tali incentivi.

Dal mese in corso, potranno essere presentate varie richieste di aiuto in questi ambiti ma esistono troppi limiti che in breve sintetizzo:

1) il progetto welfare to work cerca di intercettare categorie in estrema difficoltà come  disoccupati da 2 anni, cassintegrati e percettori di indennità di mobilità, titolari di contratti a progetto e propone loro l’avvio di un attività. Tali soggetti dovranno però disporre di fondi propri per avviare l’attività  e, quindi,  anticipare di tasca propria l’intero investimento. Solo successivamente le su citate categorie potranno  chiedere l’erogazione del contributo pari a 25.000,00 (a prescindere da quanto speso, condivisibile o meno) che avverrà entro 2 anni.
2) Il bando turismo è in realtà un incentivo per pochi. Potranno accedere ai benefici solo imprese già operanti in alcuni ambiti turistici e previa concessione di un mutuo da parte di un istituto di credito, che com’e’ noto sono sempre più restrittivi; solo dopo la concessione del mutuo, la Regione  coprirà parte degli interessi passivi sul mutuo, oltre ad un 10% di fondo perduto sul totale investimento.
E’ evidente che il bando turismo esclude dai benefici tutti coloro che  erano in attesa di intraprendere nuova attività e mettere a frutto le loro esperienze nel comparto turistico che, ad oggi e nel nostro territorio, rimane sicuramente uno dei pochissimi settori  attivi dopo il crollo del calzaturiero e del tessile.
3) Per quanto riguarda, infine, il bando micro e piccole imprese innovative, occorre sottolineare come sia auspicabile incentivare tale settore che rappresenta il precursore di nuove economie. Anche questa volta però l’accesso a tale incentivo appare piuttosto complesso in quanto occorre aver gia strutturato un ricerca (potrebbe derivare ad esempio dalle università) e poi creare un attività in funzione di questa.

Occorre comunque essere ottimisti, atteso che gli interventi regionali non si esauriranno qui e probabilmente in futuro si apriranno nuovi spiragli per coloro che oggi soffrono la esclusione. Almeno questo è il mio auspicio.

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