Crisi 05-12-05

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Giunto dicembre,  tempo di bilanci.

Il  2005 non sarà ricordato come un anno ricco.
E’ ancora troppo viva l’immagine degli operai licenziati o in cassa integrazione, nei ricoveri di fortuna, testimoni di una realtà che ancora non cresce.

Giunto dicembre,  tempo di bilanci.

 

Il  2005 non sarà ricordato come un anno ricco.
E’ ancora troppo viva l’immagine degli operai licenziati o in cassa integrazione, nei ricoveri di fortuna, testimoni di una realtà che ancora non cresce.

Stiamo attraversando una crisi di liquidità ormai giunta a livelli molto alti; oggi un italiano su due, risulta essere titolare di un prestito a rate e nel 2006 (stime Crif) il numero di coloro che utilizzeranno questa forma di pagamento sarà destinato a crescere ancora.

Viviamo in periodo difficile, al quale occorre rispondere adeguatamente e crescere. Le più alte cariche dello stato, le associazioni di categoria, gli economisti, insistono su un unico concetto: competitività.

Questo suggerimento nasce dal fatto che siamo chiamati a partecipare ad una competizione ormai globale, essendo abituati, da molto tempo, ad essere tra i primi.

Ormai non bastano politiche di prezzo o di  prodotto, oggi essere competitivi, significa arrivare a  pensare e agire in modo competitivo.

Occorre abbandonare forme, non più perseguibili, tipiche degli anni ormai trascorsi.  

E’ indispensabile lavorare con umiltà, impegno, rinnovarsi, individuare degli obiettivi e perseguirli senza scoraggiarsi, imprimendo con forza un cambio di direzione verso una maggiore efficienza.

Il cambiamento è richiesto all’intero sistema, dal più giovane apprendista al più grande imprenditore, senza trascurare il settore pubblico, che si presenta con disperato bisogno di forti riforme, tese soprattutto a migliorare il rapporto con il cittadino e con le aziende.

Aiuta a ricordare la grande forza interiore che Luigi Einaudi riconosceva agli imprenditori: “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano, nonostante tutto quello che noi possiamo fare, inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente per il guadagno.”

E’ proprio questa forza che descrive Einaudi che dobbiamo far emergere in maniera totale e senza risparmio. Dobbiamo, insomma, accettare la sfida, accettare la competizione, rinnovarci e percorrere con tenacia, questo nuovo cammino per il decollo della nostra economia.

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